Come detto nella parte storica i monaci permisero ai canonici, cioè i sacerdoti diocesani che celebravano in basilica e abitavano in una serie di case alla sinistra della chiesa, di costruire un campanile per avvisare delle proprie funzioni. Fino all’arrivo di mons Francesco Rossi, un intraprendente parroco che iniziò – nel 1864- i restauri più importanti dopo la ricostruzione romanica della chiesa, la torre campanaria era alta circa quanto quella antica di destra detta dei monaci. Nel desiderio di creare una chiesa romanica secondo uno stile studiato secondo il sentimento dell’epoca in cui si muovevano le arti e il pensiero attorno alla metà del 1800, si deisderò ‘completare’ il campanile che nelle sue proporzioni risultava essere troppo basso se riferito al perimetro della base. Venne incaricato perciò l’architetto Gaetano Landriani di studiare come innalzare la torre e terminare la cella campanaria. Vennero perciò predisposte differenti soluzioni su cartoncini minutamente disegnati e acquerellati.
Il cantiere terminò alla fine del secolo XIX con grande soddisfazione di tutti i Membri delle Commissioni d’Arte.
Negli anni ’30 del 1900, l’architetto Ferdinando Reggiori, demolì alcuni edifici seicenteschi addossati sia a san Sigismondo che alla base del campanile, volendo liberare la piccola chiesetta per porre in migliore vista le parti romaniche della stessa. Queste demolizioni comportarono però una inclinazione della torre campanaria che data la sua differente struttura muraria, la parte più bassa medievale in muratura ‘a sacco’ -cioè due muri in mattoni esterni il cui vano centrale viene riempito con materiale sfuso e spesso non legato con malte-, e la parte superiore ottocentesca realizzata in muratura piena e perciò più pesante. Si rese così necessario costruire una struttura in cemento armato all’interno che, quale una stampella, sostenesse il peso delle murature più alte da quelle alla base. Il progetto fu affidato all’ing Arturo Danusso, un professore del Politecnico assai esperto in strutture così particolari e certamente innovative.